L’Aquila 6 anni dopo: a che punto è la ricostruzione?

Sono passati 6 anni dalla notte del 6 aprile 2009, notte in cui per l’Abruzzo tutto è cambiato. Esattamente alle 3:32 di quella notte un devastante sisma ha colpito questa regione, in particolar modo L’Aquila e tutta la sua provincia.

Ed è proprio a L’Aquila che noi di Sparkling ci siamo recati il 6 aprile di sei anni dopo, per vedere come sta cercando di riprendersi questa città così duramente colpita.

Già in lontananza si capisce che la città sta combattendo una lotta forse più grande di lei. Guardando verso l’abitato si vede un orizzonte punteggiato da un numero indefinito di gru: sembrano un esercito di robot giganti. Ormai fanno parte della città stessa tanto che a Natale sono state illuminate a festa così come si farebbe con i campanili o le torri. Qui campanili e torri adesso non ci sono più, o sono spezzati in due, o sono ingabbiati in armature di ferro che li sorreggono, chissà a che scopo, visto che l’impressione è che nessuno ci metta le mani da tanto tempo.

Proprio così, l’impressione generale che si coglie passeggiando per le poche vie accessibili di un centro storico completamente abbandonato è che non ci siano le forze, economiche, morali, fisiche, per risollevare L’Aquila dalle sue ceneri.

Qualche edificio qua e là e stato risistemato, ma sembra un corpo estraneo, si fa quasi fatica a capire che quell’hotel è funzionante o quella casa è abitata, tanto è tutto buio, a pezzi o transennato.

Ai margini del centro storico, in Piazza Castello, si riconoscono quelli che all’indomani del sisma dovevano essere stati i primi tentativi di riportare la città a una parvenza di normalità, tra cui ad esempio una farmacia alloggiata in un container: dopo sei anni la farmacia è ancora lì, e quel container sa tanto di definitivo.

Noi vogliamo credere che sia stata solo una nostra impressione, che questa città davvero sia sul punto di rinascere come gridano i tanti manifesti appesi un po’ ovunque, e come si legge negli occhi della gente, che non ci sta a vedere il cuore della propria città smettere di battere per sempre.

Nikla Baricordi