#ECOLOGIA: TEMA CALDO ANCHE NELLA MODA!

Le ultime roventi polemiche sorte a seguito del servizio della trasmissione Report su Rai3 in cui venivano denunciati presunti maltrattamenti sulle oche utilizzate (per le loro piume) da uno dei più noti marchi di giubbotti del Made in Italy, hanno portato alla ribalta nazionale un tema che in realtà nel corso di questi ultimi anni, soprattutto, si sta sviluppando sottotraccia.

report

 

È il tema dell’ecosostenibilità applicata anche alle scelte del design per l’abbigliamento. È un tema che oggi affrontano, da fronti opposti, tanto le aziende quanto i consumatori. I grandi marchi, tanto più quelli di eccellenza del Made in Italy, non vogliono rimanere fuori da questo treno di tendenza che vede la moda avvicinarsi sempre più a quelle esigenze di ecosostenibilità che riguardano le modalità di approvvigionamento dei materiali ed i processi di smaltimento degli scarti.

Dall’altra parte c’è il grande pubblico che si sta mostrando sempre più attento a queste tematiche. Soprattutto i più giovani, che così come acquistano online su Zalando o Yoox, sempre online commentano ed esprimono i propri pensieri (le discussioni che la trasmissione Report ha generato online ne sono un chiaro esempio) e si informano su quelli che sono i livelli di eco sostenibilità adottati dai vari marchi. Lo scopo, per un numero sempre crescente di giovani, è acquistare solo i capi di quei marchi in grado di garantire i migliori standard in chiave ecologica e soddisfare tanto il proprio gusto estetico quanto la propria coscienza.

Proprio per venire in contro a quei brand del mondo fashion che vogliono mettersi “in regola” con questa nuova tendenza green l’azienda italiana Waste Recycling Spa ha ideato una sorta di certificazione che attesta se un’azienda pratica politiche industriali ecosostenibili o no.

ecosostenibilita

La certificazione in questione va sotto il nome di “Best Recycling” ed è stata presentata ai primi di novembre presso Ecomondo, la Fiera Internazionale del recupero del materiale e dell’energia e dello sviluppo industriale, tenutasi a Rimini.

Ma quali sono i criteri che assicurano ad una azienda la certificazione Best Recycling?

L’obiettivo per il raggiungimento di un tale risultato passa fondamentalmente per l’azzeramento degli scarti di lavorazione; in pratica di tutti i materiali (a prescindere che si tratti di fibre naturali, minerali o sintetiche) utilizzati durante le fasi di produzione dei capi di abbagliamento, nessuno deve arrivare in discarica.

È ovvio che si tratta di un traguardo non banale che non può essere raggiunto dalla singola azienda se non attraverso uno specifico programma di riorganizzazione interna che punti ad evidenziare quali sono le fasi in cui normalmente lo scarto viene generato, qual è la natura di tale scarto e come può essere riutilizzato o inviato a nuovi utilizzi. In più c’è anche da tenere in considerazione dei ragionamenti a lungo termine: il settore biologico o “green”, a detta di molti esperti del settore, sarà sulla cresta dell’onda economica dei prossimi decenni, sia perché sarà un nuovo mercato da sfruttare, sia perché la scarsità di risorse naturali che ora sfruttiamo nei processi di lavorazione, stanno scarseggiando. Scelta quasi obbligata, quindi, che apre nuovi orizzonti economici, tali da spingere le lauree e i master in economia ad introdurre tutti gli aggiornamenti del caso.

La West Recycling Spa ha fornito un mini-set di linee guida a riguardo. Ad esempio si stabilisce che gli scarti in pellame possano essere riutilizzati come fertilizzati in agricoltura (a condizione che non siano in materiale sintetico non biodegradabile); per quanto riguarda invece i metalli la loro destinazione d’uso è in fonderia, così come la plastica può essere frantumata e riciclata. Per il legno infine il processo di recupero prevede la resa in trucioli, a partire dai quali è possibile ottenere dei pannelli.

E gli scarti non riciclabili? Per loro il protocollo di eco sostenibilità di Best Recycling prevede la bruciatura all’interno degli impianti di termovalorizzazione; bruciatura attraverso cui è possibile produrre energia elettrica.

Come si vede tutto, ma davvero tutto può trovare una sua strada che non sia la discarica all’interno dei processi di produzione industriale del settore moda e le aziende del Made in Italy sono avvantaggiate in questo senso perché nella maggior parte dei casi sono di piccole dimensioni e quindi più facilmente malleabili a livello di processi interni.

Serve solo la convinzione di voler seguire questo nuovo trend e la consapevolezza dei benefici che non riguardano solo tematiche sui massimi sistemi come la salute del Pianeta, ma anche esigenze più terrene e materiali come quelle legate all’immagine aziendale.

Davide Gallo